SI… LA MUSICA È BELLA MA LE PAROLE?

E rieccomi con questa rubrichetta divertente, la scorsa volta ho parlato di Tiziano Ferro che in quanto a nonsense ha parecchio da dire, ma oggi voglio elogiare anche questo cantautore che ha parecchi assi nella manica. Bando alle ciance e vi presento: Lorenzo Jovanotti!

Partiamo con una canzone che non è proprio una delle più famose:

Le tasche piene di sassi:

…Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi…

Bhè che dire, tutto quadra no? Il fatto che non sai leggere mi fa pensare…

Invece nella hit “L’estate addosso” si può chiaramente sentire:

…Canzoni estive
minacce radioattive
distanti come un viaggio in moto in due
fino ad un locale aperto fino all’alba
ricordo di un futuro già vissuto da qualcuno…

Cercando di trovare un nesso tra le canzoni estive e le minacce radioattive non ho pensato che anche il ricordo di un viaggio in moto in due è già vissuto e quindi le minacce radioattive dovrebbero collegarsi alle canzoni estive in moto, no… cioè… vabbè.

Stessa canzone poco più in là:

…L’estate addosso, un anno è già passato,
vietato non innamorarsi ancora,
saluti dallo spazio, le fragole maturano anche qua…

Ehm… si commenta da sola vero?

E per finire, “E non hai visto ancora niente”:

…Astronavi in fiamme
al largo dei bastioni di Orione
colpi di fulmine
che fanno impazzire le persone
sacchetti della spesa vuoti
trasportati dal vento
cani che abbaiano in tutte le lingue
senza nessun accento
maestri elementari
con emozioni complesse
le mani fredde e la pelle d’oca
le guance rosse…

Dunque… è una lista ben dettagliata… di… robe… si, insomma cani, bastioni d’orione, maestri e sacchetti della spesa ci stanno bene assieme, no? … già.

E non hai visto ancora niente. Cit.

Alla prossima.

Chi è Alice?

Alice è la protagonista del mio ultimo romanzo. Detto questo l’articolo potrebbe già essere finito ma non voglio cadere nel ridicolo. Alice è la metafora della mia vita, pensate ad un bruco nel suo bozzolo che non riesce mai a diventare farfalla, che vede le brutture della sua vita scorrergli addosso senza poterci fare nulla e nel suo piccolo spera che un giorno diventerà quella farfalla e potrà volare. Ma per quanto tempo un bruco può essere bruco senza impazzire? Quanto tempo si può vivere aspettando che arrivi quel qualcosa che ti cambierà la vita, ma poi non arriva mai, giorno dopo giorno, ed ogni minuto in più è una piccola consapevolezza che ciò non avverrà mai.

Alice diventa una farfalla nel mio romanzo, perché una storia nasce per insegnare qualcosa, per non farci scoraggiare dalla pesantezza della vita quotidiana. Vorrei davvero che leggeste questo romanzo perché rappresenta una storia fuori dal normale ma in cui tutti i protagonisti in realtà cercano la loro felicità.

A chi interessasse lascio il link:

http://www.amazon.it/Narcolex%C3%ACa-Enzo-Cristofori-ebook/dp/B0173103I2

Doveri

Pensate a questa parola e fate mente locale… quante delle vostre azioni quotidiane fanno parte di questa categoria? E quante invece fanno parte dei Piaceri?

Cominciamo con il dovere per antonomasia: il lavoro. Io credo che pochi possano far coincidere il lavoro con piacere, e questi eletti forse non sanno cosa hanno tra le mani. Per la stragrande maggioranza di tutti gli altri il lavoro è esclusivamente un dovere. E nella migliore delle ipotesi sono 8 ore al giorno. Quante ore ci sono in una giornata? 24 mi dicono dalla regia, quindi 8 ore corrispondono al 30% del giorno. Lasciamo perdere gli straordinari. Poi ci sono cose come: la spesa, le faccende burocratiche come pagare una bolletta, o andare all’asilo a prendere i bambini (per chi ha famiglia), andare in farmacia, ecc. questo mediamente potrebbe occupare dai 40 minuti ad un’ora, ed io essendo positivo ci metto 40 minuti. Circa il 3%. Poi abbiamo la casa: mettere a posto, cucinare, pulire, lavare i piatti, la cucina, e tutto ciò che concerne la casa. Questo ci occupa un paio di ore al giorno, premettendo che pranziamo fuori a lavoro. 2 ore = 12%. Ah poi giustamente mettiamo in conto che almeno 7 ore dobbiamo dormirle? 29% . Voi mi direte, ma esiste il weekend! Quello possiamo dedicarlo al piacere… certo dopo che si sono adempiuti i doveri che non siamo riusciti a fare in settimana e sono tanti. Per esempio la mega spesa della settimana, fare benzina, pulire bene la casa. Ma parliamo dei giorni settimanali, finora abbiamo raggiunto un bel 74%. Vedete voi se lavarsi è un dovere o un piacere, a seconda della risposta si può arrivare all’ 80% come niente.

Tutto questo discorso per fermarci un momento a capire cosa davvero ci fa sentire vivi, cosa rimane scolpito nella nostra memoria e cosa ricorderemo più facilmente della nostra vita, i doveri o i piaceri? Tutto ciò che ci rende felici, umani e speranzosi, è quel 26% della nostra giornata, così prezioso e così sfuggente. Ed è per questo che cerchiamo sempre di più la felicità, perchè ne abbiamo così poca da goderci che non basta mai.

Ah, per dovere di cronaca (eh si anche qui doveri…) bisogna annoverare nei doveri anche quelle volte che bisogna ascoltare i problemi di qualcun altro ( ma come non ne abbiamo già abbastanza dei nostri?).

Estremismi

Stasera voglio soffermarmi su alcuni fenomeni del nostro tempo, le cosiddette “lotte” etiche che spesso nascondono più che un’etica, l’ipocrisia che si stia salvaguardando qualcosa o addirittura salvando qualcuno. L’esempio del Vegano è solo uno spunto di riflessione che mi porta a diffidare generalmente di tutti gli estremismi, in qualsiasi campo. Premetto che con questo articolo non si vuole puntare il dito contro nessuno, ciascuno è libero di pensarla come vuole, in qualsiasi campo. Tuttavia vorrei solo stimolare la vostra riflessione sul seguente ragionamento: il veganesimo è, come dice wikipedia:   “un movimento filosofico basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto – nei limiti del possibile e praticabile – di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo)”. Allora la prima domanda che mi assale è la seguente: che significa quel “nei limiti del possibile e praticabile”? Una filosofia di vita spesso ci induce ad autoconvincerci che stiamo facendo tutto ciò che ci fa stare bene con noi stessi, quindi il vegano non fa nulla che comporti la sofferenza di un animale. In primis non mangia carne, e vabè qua è facile, poi non usa indumenti derivati da pelle animale. Non usa prodotti testati su animali, medicinali testati su animali, se sta male quindi non si cura col farmaco adeguato perchè per farlo si sono serviti di animali. No lana, no seta (poveri bachi che vengono sfruttati), solo fibre sintetiche, che attenzione ci si prenderà la briga di accertarsi che i prodotti chimici utilizzati non siano mai stati testati su animali. Però non lo immaginerete, esistono centinaia di componenti che compongono migliaia di oggetti di uso quotidiano, dallo spazzolino da denti alla televisione, che ahimè sono stati realizzati sfruttando gli animali.

La mia domanda è: ma siamo sicuri che il vegano in qualsiasi momento della sua giornata non sta usando qualcosa la cui creazione non ha fatto soffrire un animale?

Tutto questo per dire: state attenti a quando impugnate una bandiera  e siete pronti a dare battaglia a tutto il resto del mondo, perchè oggi la prima cosa che manca è la coerenza tra le nostre parole e le azioni.

PS: lo sapete che camminando pestiamo decine di formiche al giorno?