Doveri

Pensate a questa parola e fate mente locale… quante delle vostre azioni quotidiane fanno parte di questa categoria? E quante invece fanno parte dei Piaceri?

Cominciamo con il dovere per antonomasia: il lavoro. Io credo che pochi possano far coincidere il lavoro con piacere, e questi eletti forse non sanno cosa hanno tra le mani. Per la stragrande maggioranza di tutti gli altri il lavoro è esclusivamente un dovere. E nella migliore delle ipotesi sono 8 ore al giorno. Quante ore ci sono in una giornata? 24 mi dicono dalla regia, quindi 8 ore corrispondono al 30% del giorno. Lasciamo perdere gli straordinari. Poi ci sono cose come: la spesa, le faccende burocratiche come pagare una bolletta, o andare all’asilo a prendere i bambini (per chi ha famiglia), andare in farmacia, ecc. questo mediamente potrebbe occupare dai 40 minuti ad un’ora, ed io essendo positivo ci metto 40 minuti. Circa il 3%. Poi abbiamo la casa: mettere a posto, cucinare, pulire, lavare i piatti, la cucina, e tutto ciò che concerne la casa. Questo ci occupa un paio di ore al giorno, premettendo che pranziamo fuori a lavoro. 2 ore = 12%. Ah poi giustamente mettiamo in conto che almeno 7 ore dobbiamo dormirle? 29% . Voi mi direte, ma esiste il weekend! Quello possiamo dedicarlo al piacere… certo dopo che si sono adempiuti i doveri che non siamo riusciti a fare in settimana e sono tanti. Per esempio la mega spesa della settimana, fare benzina, pulire bene la casa. Ma parliamo dei giorni settimanali, finora abbiamo raggiunto un bel 74%. Vedete voi se lavarsi è un dovere o un piacere, a seconda della risposta si può arrivare all’ 80% come niente.

Tutto questo discorso per fermarci un momento a capire cosa davvero ci fa sentire vivi, cosa rimane scolpito nella nostra memoria e cosa ricorderemo più facilmente della nostra vita, i doveri o i piaceri? Tutto ciò che ci rende felici, umani e speranzosi, è quel 26% della nostra giornata, così prezioso e così sfuggente. Ed è per questo che cerchiamo sempre di più la felicità, perchè ne abbiamo così poca da goderci che non basta mai.

Ah, per dovere di cronaca (eh si anche qui doveri…) bisogna annoverare nei doveri anche quelle volte che bisogna ascoltare i problemi di qualcun altro ( ma come non ne abbiamo già abbastanza dei nostri?).

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Estremismi

Stasera voglio soffermarmi su alcuni fenomeni del nostro tempo, le cosiddette “lotte” etiche che spesso nascondono più che un’etica, l’ipocrisia che si stia salvaguardando qualcosa o addirittura salvando qualcuno. L’esempio del Vegano è solo uno spunto di riflessione che mi porta a diffidare generalmente di tutti gli estremismi, in qualsiasi campo. Premetto che con questo articolo non si vuole puntare il dito contro nessuno, ciascuno è libero di pensarla come vuole, in qualsiasi campo. Tuttavia vorrei solo stimolare la vostra riflessione sul seguente ragionamento: il veganesimo è, come dice wikipedia:   “un movimento filosofico basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto – nei limiti del possibile e praticabile – di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo)”. Allora la prima domanda che mi assale è la seguente: che significa quel “nei limiti del possibile e praticabile”? Una filosofia di vita spesso ci induce ad autoconvincerci che stiamo facendo tutto ciò che ci fa stare bene con noi stessi, quindi il vegano non fa nulla che comporti la sofferenza di un animale. In primis non mangia carne, e vabè qua è facile, poi non usa indumenti derivati da pelle animale. Non usa prodotti testati su animali, medicinali testati su animali, se sta male quindi non si cura col farmaco adeguato perchè per farlo si sono serviti di animali. No lana, no seta (poveri bachi che vengono sfruttati), solo fibre sintetiche, che attenzione ci si prenderà la briga di accertarsi che i prodotti chimici utilizzati non siano mai stati testati su animali. Però non lo immaginerete, esistono centinaia di componenti che compongono migliaia di oggetti di uso quotidiano, dallo spazzolino da denti alla televisione, che ahimè sono stati realizzati sfruttando gli animali.

La mia domanda è: ma siamo sicuri che il vegano in qualsiasi momento della sua giornata non sta usando qualcosa la cui creazione non ha fatto soffrire un animale?

Tutto questo per dire: state attenti a quando impugnate una bandiera  e siete pronti a dare battaglia a tutto il resto del mondo, perchè oggi la prima cosa che manca è la coerenza tra le nostre parole e le azioni.

PS: lo sapete che camminando pestiamo decine di formiche al giorno?

Writers Drug 2.0

Eh si, ne è passato di tempo. E’ vero la vita procede a fasi, e spesso quelle in cui facciamo meno quello che ci piace durano come un’eternità. Non scrivo da parecchio e la mancanza di questo mi ha logorato molto, proprio per questo ho intenzione di ripartire meglio di prima, di portare avanti i miei romanzi che latitano nel vuoto, e importantissimo riprendere a scrivere sul blog, a discapito dei pochi lettori che su esso si fermeranno.

Detto questo, faccio un riepilogo di come sono messo. Pubblicato finora due romanzi di genere diametralmente opposto, il primo è Soul Exile, un urban fantasy che guardando con occhio critico ora vedo come un abbozzo di romanzo, presenta parecchie ingenuità al suo interno e lo stile non è assolutamente definito. Ma è l’esordio e se l’obiettivo è migliorarsi sempre, io non ho altro da fare che crescere. Il secondo libro, Narcolexia, è uscito da poco ed è quello che chiamo secondo stadio di crescita. La storia è molto più profonda e rappresenta molto il mio intimo.

Ora sto scrivendo il secondo capitolo di Soul e ho idee per altri due romanzi, ho voglia di riprendere in mano la mia creatività e continuare a seminare qualcosa su questa strada che ho appena azzardato a percorrere. Incrociamo le dita. E via.

Narcolexia

Approfitto del mio spazio per pubblicizzare la mia nuova opera psico thriller:

http://www.amazon.it/Narcolex%C3%ACa-Enzo-Cristofori-ebook/dp/B0173103I2/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1445980419&sr=1-1&keywords=narcolexia

Alice è una ragazza di 21 anni, introversa e dolce ma con un grande fardello: soffre di narcolessia, una malattia che la fa addormentare più volte durante il giorno senza controllo. Morfeo è un serial killer alla ricerca della vittima perfetta, una donna che corrisponda al suo ideale di “amore” morboso e che possa dormire per sempre al suo fianco. Uccide le sue vittime facendole addormentare fino alla morte. I fili del loro destino arriveranno ad incrociarsi nel crescendo di una lotta disperata per avere una vita che corrisponda al loro ideale. Un thriller psicologico che ha luogo nella provincia romana, dove lo scorrere della tranquilla routine sarà sconvolto da eventi terrificanti.

Ma davvero ci serve Barbara D’Urso?

Eccomi qua finalmente torno a scrivere nel Blog oggi, voglio occuparmi di una signora della televisione che sembra venuta direttamente da Medjugorie: Barbara D’Urso. Lasciamo perdere i contenuti dei suoi programmi che passano dalla tragedia più truce a delle leggerezze (definiamole così và) di ignobile spessore. Mi viene in mente una canzone del grande Samuele Bersani, “Cattiva” dove si parla proprio di questo, accozzaglie di cronaca nera piena di morti ammazzati però… comincia un’altra partita, su con la vita!).

Vabbé torniamo a Barbara, guardare lei sullo schermo sembra di vedere un’anima santa, notare le luci che vengono usate per inquadrarla sembra che abbia un alone di purezza attorno, e il suo modo di parlare pieno di trasporto per quei casi umani con cui si collega sovente, credo che per lo meno dobbiamo riconoscerle una qualità da attrice di soap opera per come si destreggia, quasi in lacrime, davanti ad un pensionato che non arriva a fine mese o una parente di qualcuno che è stato ammazzato. Sarebbe tutto perfetto se non stessimo parlando di morboso stravolgimento di situazioni davvero tremende dove lo spettacolo viene sempre più drammatizzato da lacrime finte e domande taglienti di cui poi si fa finta di pentirsi.

E che dire dei casi di cronaca portati all’esasperazione, andando a prendere la nipote del vicino del collega della donna uccisa che altro non può dire che “era una brava ragazza” e niente di più perchè in effetti non può aggiungere nulla a quanto già si sa. Ma la Barbara è anche una bravissima indagatrice e va a scovare tutti gli altarini di tutto il paese dove è avvenuto il fatto, ed ogni intervista la spaccia come “Scoop esclusivo” anticipato per minuti e minuti come un tassello importante per l’inchiesta; per poi scoprire che non solo l’intervista non ci dice nulla ma che spesso l’intervistato non sa nemmeno di che si parla. Volevo dire una cosa a Barbara, ci sono già le persone che indagano sui delitti e sono professionisti, non abbiamo bisogno di gossip che spacci per esclusività ai fini dell’indagine. E non solo non ne abbiamo bisogno ma è anche un insulto per chi davvero svolge delle indagini.

Se vuoi continua a parlare di Gabriel Garko e della sorella di Belen, lì puoi andare a prendere tutti gli ospiti che vuoi e almeno sappiamo che si parla del nulla.

Ma lascia riposare in pace le vittime di cronaca nera. Per favore.

EC